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SEMINARI SULLE MODALITĀ DI INSEGNAMENTO DELLA GRAMMATICA IN CLASSI DI ITALIANO
A STRANIERI
LA GRAMMATICA: CONOSCERLA BENE PER SAPERLA INSEGNARE
Il ruolo della grammatica nell’insegnamento linguistico
Da sempre il ruolo della grammatica nell’insegnamento delle lingue ha subito alterne vicende e fortune a seconda dell’affermarsi dei differenti approcci glottodidattici che le hanno attribuito maggiore o minore centralità. Regina incontrastata nell’approccio formalista, governa la lezione di lingua con potere assoluto, certamente a scapito di altre attività volte all’uso comunicativo.
L’avvento dell’approccio comunicativo sottrae alla grammatica questo ruolo centrale e, in una prima fase, ne oscura i fasti generando, forse, malintese interpretazioni del comunicativismo che inducono molti a considerarla come “nemica” della comunicazione in un atteggiamento quasi manicheo che, spesso, è tipico delle fasi di grande cambiamento ed innovazione (fino a giungere alla drastica conclusione dell’inutilità di fare grammatica).
Con il passare del tempo però si va affermando una più serena visione, certamente figlia di una migliore interpretazione dell’approccio comunicativo, secondo cui è necessario fare grammatica ed esplicitare le regole linguistiche ma solo dopo aver sfruttato tutte le potenzialità cognitive dell’apprendente che verrà guidato nel processo di avvicinamento semantico al testo. È nel testo, infatti, che le norme prendono vita e soggiacciono alle ragioni della comunicazione in accordo con la filosofia del Quadro Comune Europeo di Riferimento che lo considera l’unità di base dell’insegnamento apprendimento linguistico, un territorio di esplorazione da cui si snodano i percorsi induttivi nei quali lo studente è soggetto attivo della ricerca dei nessi tra significato e forma, alla conquista di quelle norme che regolano il funzionamento della lingua.
Il bisogno di conoscere la grammatica
Il fare grammatica diventa pertanto un processo induttivo che presuppone una maggiore flessibilità da parte del docente nel seguire i percorsi analitici che gli studenti intraprenderanno alla ricerca di significati, forme e regole che caratterizzano la lingua.
A tutte queste considerazione di ordine metodologico generale va aggiunto che, nei nostri lunghi anni di esperienza nel campo della formazione degli insegnanti di italiano L2, abbiamo verificato costantemente in tanti corsisti il bisogno di approfondire la conoscenza della grammatica e delle modalità per insegnarla.
Infatti quello della grammatica è un aspetto che i giovani insegnanti temono e che genera insicurezza, a volte per conoscenze lacunose o perché lo studio della materia risale agli anni della scuola, troppo lontani nel tempo per aver lasciato tracce significative e sufficienti all’insegnamento.
Inoltre, per sua stessa natura, la grammatica è un territorio complesso, un ambito in cui le risposte ad un’unica domanda possono essere molteplici; per questa ragione è bene assumere un atteggiamento rigoroso ma aperto, che lasci spazio al dubbio che non può che generare il bisogno di approfondimento e riflessione.
L’insegnante come guida nell’esplorazione delle aree grammaticali
E estremamente importante che l’insegnante possieda una grande competenza grammaticale poiché, se il suo compito è fare da guida alla scoperta, come ogni accompagnatore dovrà avere una grande familiarità col territorio da esplorare. Dovrà conoscere il suolo, ciò che appare, ed il sottosuolo, ciò che non si vede ad occhio nudo, le radici che alimentano enunciati linguistici.
L’insegnante deve poter rispondere alle domande che il madrelingua non si pone nelle sue consolidate abitudini d’uso. La conoscenza implicita della lingua, infatti, non prevede necessariamente la capacità di esplicitarne il funzionamento.
Gli studenti stranieri invece ci interrogano, ci chiedono “perché funziona così?”. Qual è la regola che governa l’uso di questo o quel modo verbale, di questo piuttosto che di quell’altro connettivo causale?
Saper spiegare la grammatica
“Si dice così”,” si usa l’imperfetto”, “ è necessario usare il congiuntivo!”.
Un buon parlante di madrelingua può affermare con sicurezza il “cosa” o il “come” si dice, ma spesso non ne sa giustificare l’uso, non sa fornire risposte al “perché”, non sa offrire uno schema di regolarità, non distingue un’eccezione da una regola. Non riesce a schematizzare i processi generativi che producono scelte linguistiche nei contesti d’uso. Un buon insegnante invece riesce a penetrare le strutture linguistiche ed a renderle comprensibili ad apprendenti stranieri.
L’insegnate alle prime armi è spesso spaventato dalle imprevedibili richieste del suo pubblico, teme le domande di grammatica alle quali potrebbe non saper rispondere, teme le spiegazioni di fenomeni complessi che nessuna regoletta riesce a circoscrivere pienamente.
Anche un insegnante esperto, tuttavia, spesso si rende conto che la lingua pone continui stimoli di riflessione, che l’insegnamento della lingua agli stranieri accende fertili dubbi e ci pone in uno stato di continuo bisogno di reinterpretare i fenomeni alla luce di nuove variabili.
Per tutte queste ragioni intendiamo proporre un ciclo di seminari come momento di riflessione su alcuni “nodi grammaticali”che negli anni e nella nostra esperienza di formazione si sono rivelati maggiormente complessi e allo stesso tempo necessari.
Alcuni temi grammaticali ricorrenti
Nel decidere quali temi di riflessione proporre abbiamo pensato di iniziare dal verbo, non solo perché anche biblicamente il verbo era in principio… ma poiché riteniamo che nella stessa percezione dello studente la progressione nella conoscenza dell’uso dei tempi e dei modi sia centrale. La scoperta del verbo nei suoi tempi e nei suoi modi segna il vissuto esperienziale di apprendimento soggettivo degli studenti.
La prospettiva è quella di fornire un’occasione di approfondimento grammaticale attraverso una trattazione monotematica e, allo stesso tempo, proporre modalità di insegnamento della grammatica coerenti con quell’approccio all’insegnamento delle lingue che si pone la competenza d’uso come obiettivo fondamentale.
PROGRAMMA DEI SEMINARI MONOTEMATICI
- Uso dei tempi passati in italiano 1:
Raccontare, narrare, è uno dei maggiori bisogni comunicativi .
Da ciò la decisione di proporre più di un incontro sull’uso dei tempi passati.
Nel primo si analizzeranno le variabili d’uso dell’IMPERFETTO e del PASSATO PROSSIMO.
- Uso dei tempi passati in italiano 2:
“Mi hanno detto che gli italiani non usano più il passato remoto!”. Sfatiamo la leggenda, e cerchiamo di dare una panoramica del’uso dei due tempi : il perfetto semplice o PASSATO REMOTO ed il perfetto composto o PASSATO PROSSIMO la cui alternanza o scelta è determinata non solo da fattori cronologici, ma anche affettivi e stilistici.
- Uso del congiuntivo in italiano:
Che trauma l’uso del congiuntivo per alcuni ! Hanno sentito che lo sbagliano anche gli italiani a volte…
Ma il CONGIUNTIVO non è solo un lusso, è la carta di identità del parlante, è il modo di accompagnare sentimenti, stati d’animo, punti di vista, ipotesi, legami temporali, paragoni, contingenze modali che colorano l’espressione umana.
- La concordanza dei tempi e dei modi:
Quando lo studente ha accumulato isolate e frammentarie conoscenze dell’uso di tutti i tempi e modi verbali , sorge l’esigenza di sistematizzare le già note regole in un quadro armonico e ordinato dove le scelte sono il punto di incontro di due variabili che si muovono su un paradigma temporale e modale. Spesso alcune soluzioni appaiono allo studente non logiche ( ad esempio l’uso del condizionale composto come esponente verbale di un’intenzione futura espressa nel passato). È bene allora trovare dei modi semplici , efficaci che, tenendo conto della complessità, offrano delle chiavi di accesso alla CONCORDANZA DEI TEMPI E DEI MODI che i latini definivano consecutio temporum.
- I connettivi testuali
Uno dei pregi del comunicativismo è senz’altro quello di aver spostato il focus dell’attenzione didattica dalla frase al discorso. Entrano in campo pertanto tanti fattori che compongono la testualità, coerenza e coesione, legami e rimandi che compongono il tessuto discorsivo.
Il discorso è legato non solo dalla scansione dei tempi e dei modi verbali, ma soprattutto da legami che uniscono i pensieri , che si traducono in frasi, periodi, retti da congiunzioni che ne determinano in parte il senso.
CONGIUNZIONI, nella terminologia tradizionale più comune o CONNETTIVI TESTUALI, parola più cara alla linguistica contemporanea.
Piccole parole che raramente vivono di vita propria ma che alimentano quella del discorso, che determinano rapporti di parità o di sudditanza dei concetti legati con poche, significative sillabe…
Date:
I seminari si svolgeranno alle seguenti date:
- Uso dei tempi passati in italiano (1) - 8 nov. 2008 *
- Uso dei tempi passati in italiano (2) - 7 feb. 2009
- Uso del congiuntivo in italiano - 7 mar. 2009
- La concordanza dei tempi e dei modi - 9 mag. 2009
- I connettivi testuali - 13 giu. 2009
Orari
Ogni seminario ha una durata di 6 ore, dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.30 alle 16.30
*Il primo incontro dell’8 novembre prevede la partecipazione del Prof. Massimo Palermo, Preside di Facoltà dell’Università per Stranieri di Siena. Il Prof. Palermo interverrà parlando dell’importanza della grammatica nei corsi di italiano a stranieri. L’intervento del Prof. Palermo sarà effettuato dalle 9.00 alle 10.30 mentre il seminario inizierà alle 11.30 fino alle 13.00 per poi riprendere dalle 14.00 alle 18.30
Quota di partecipazione
- Partecipazione ad un singolo seminario : 85,00 euro
- Partecipazione a 2 seminari 170,00 euro
- Partecipazione a 3 seminari 240,00 euro
- Partecipazione a 4 seminari 310,00 euro
- Partecipazione a 5 seminari 400,00 euro
E-mail: info@torredibabele.com
Richiesta di partecipazione al seminario sulle modalità di insegnamento della grammatica in classi di italiano a stranieri
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